Memorie della ciclicità nell'arte

La Galleria dell’Accademia di Firenze ospita fino al 4 Novembre 2012 una mostra che si insinua nel cuore dell’arte, alla ricerca del suo significato più profondo e del suo vero spirito. Il titolo è già, come si suol dire, tutto un programma “Arte torna ad arte”, quasi fosse un cerchio che si chiude, quasi fosse una “ringkomposition” dal sapore omerico e alla base della natura stessa dell’arte, da dove tutto parte e dove tutto ritorna. In fondo, se ben si pensa, il tema del cerchio e dell’anello è ricorrente in tutto il pensiero umano.
Questo soggetto è allora sotteso all’interno della mostra fiorentina, dove per l’appunto le opere di artisti contemporanei sono affiancate a quelle senza tempo, immutate e dalla statuaria bellezza, icone del bello italiano nel mondo. Quest’operazione di accostamento in sé potrebbe sembrare quanto mai surreale ma rende invece genialmente l’idea di come l’arte contemporanea sia generata e generi l’arte esattamente come le opere di Michelangelo e di Raffaello. Bello è allora il senso profondo di sicurezza che suscita ad esempio una delle opere in mostra, quella di Louise Bourgeois, “Arch of Hysteria”, che tende a rappresentare la ciclicità della vita, delle azioni umane e delle espressioni artistiche, quasi fosse un serpente benigno che si bacia la coda, un nuotatore plasticamente plasmato che si richiude in sé, nell’atto del tuffo, nel segno evidente che tutto torna in qualche modo da dove era partito. Ed è in fondo questo il senso della nostra esistenza se, in maniera quasi troppo pessimistica, si pensa all’ ideologia dell’essere polvere e tornare polvere. L’arte nel caso specifico dell’esibizione dell’Accademia non ci dimostra certo la realtà di questo concetto ma evidenzia, attraverso una esposizione originale, integrata a istallazioni, film e lungometraggi, come tutta l’arte, sia essa pittura, scultura o fotografia, sia arte per sé e provenga dalla stessa matrice, da quella memoria consapevole o inconsapevole che fa riemergere il classico dalla modernità, che ci fa specchiare nel passato della nostra anima, quasi fossimo Narciso, trovandoci indubbiamente diversi ma sapendo in maniera inequivocabile da dove siamo venuti.