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Ballare flamenco a Firenze



INTERVISTA A CLAUDIO JAVARONE
Uno dei migliori ballerini di flamenco in Italia 

Mi riempie di gioia quando sento dentro di me quello che sta succedendo sul palco”

Con un aspetto e un accento tipicamente andaluso, Claudio Javarone è uno dei migliori ballerini italiani di flamenco. Il danzatore di origine torinese, con sangue anche napoletano, ha un bel curriculum nel mondo del flamenco. Ha partecipato a due edizioni della “Bienal di Sevilla”, ha ballato con Manuela Carrasco al Teatro Lope de Vega de Sevilla, ha avuto una partecipazione nel tablao “Los Gallos” (Sevilla), nella Fiera Mundial del Flamenco. Tutto questo lo ha reso uno dei massimi esponenti del flamenco in Italia. Javarone insegna anche in due scuole, all’Arte y Flamenco a Torino e all’Opus Ballet di Firenze.
Nella accademia fiorentina, l’artista ci ha concesso un po’ di tempo per un’intervista per Firenze.net.


1. Che tipo di persone vengono all’accademia di Firenze per imparare il flamenco?

Da ragazzi molti giovani sui 20 anni fino a impiegate, dottori, laureati, gente in pensione. Arriviamo fino ai 50, 60 anni. Ma è chiaro che le persone che hanno una mobilità maggiore restano più a lungo, si spostano di più (vengono da fuori Firenze). L’età media qui a Firenze è più bassa di altri posti, è intorno ai 30 anni.

2. Quanti gruppi ci sono?

Allora, io divido i corsi in Formazione uno, due o tre. Prima dei corsi di Formazione c’è un corso per principianti, ma questo corso non fa parte della Formazione. Alla fine quando passi il primo anno entri nel corso di Formazione. Dopo tre anni, secondo me, se hai seguito bene i corsi, se hai la testa e se il corpo te lo permette puoi seguire un corso base di flamenco in Spagna. Alla fine facciamo una coreografia per la gente più preparata, per la gente più avanti per dargli una possibilità in più.

3. Offrite orari flessibili per tutte le persone?

Si, perché si comincia nell’orario della cena e do la possibilità agli allievi di ogni corso di seguire gratuitamente le lezioni successive e precedenti al loro corso, senza pagamento extra. Quindi se puoi, hai la possibilità di seguire i corsi in orari diversi. La puntualità alla lezione è molto importante.

4. Che tipo di coreografie fate con ogni gruppo?

All’inizio insegno il ritmo, las palmas, la cosa fondamentale nel flamenco prima ancora di capire qualcosa è il compás, cioè andare a tempo. Cerco di insegnare qual è la cadenza di ogni stile. Spiego le cose base, come ad esempio cos’è un palo (lo stile). Poi con il tempo e con la pratica insegno gli strumenti sia fisici che teorici e quindi ai corsi - a seconda del livello - posso offrire coreografie o lavori tecnici in proporzione alla loro conoscenza.

5. Come si vive il flamenco in Italia?

Purtroppo, secondo me in maniera superficiale per colpa dei media, televisione, giornali, film. Anche perché comunque per conoscerlo realmente devi dedicartici. Io capisco benissimo l’aspetto commerciale del flamenco. Con il dovuto rispetto a Joaquín Cortés che è una persona di enorme talento, però ha scelto una strada commerciale, non lo nega nemmeno lui, ma che non è veramente flamenco, è un flamenco show, un flamenco particolare. Questo non significa che altri attuali artisti non escano dal flamenco. Non è che il flamenco tradizionale sia il flamenco vero è l’altro non lo è. Il flamenco è sempre in evoluzione, secondo me. Il flamenco nasce come contaminazione, nasce come evoluzione, ma c’è disinformazione. Però penso che ci siano personaggi che studiano due o tre anni e pensano di aver capito qualcosa più degli altri e si mettono a insegnare perché si guadagna facilmente. Come riconoscere chi è un buon insegnante o no? È difficile quando sei un principiante perché non sai nulla e quindi puoi sbagliarti. La gente deve capire che il flamenco è difficile, che c’è bisogno di dedicare tanto tempo, tanto impegno. Si deve studiare molto, ascoltare tanta musica, vedere tanti spettacoli, cercare di conoscere gente a Siviglia, Jerez, in Andalusia sopratutto e affidarsi alla loro maestria.

6. Quando hai cominciato a ballare flamenco?

Ho cominciato per caso perché prima ero un atleta di ginnastica sportiva. Dopo sono diventato allenatore di danza acrobatica e per caso sono finito a fare un’esibizione in uno spettacolo di fine anno. Lì per caso ho visto uno spettacolo di flamenco e mi ha subito affascinato. Principalmente per la ritmica, il rigore della danza, l’ordine, la disciplina. Questi aspetti mi hanno colpito e l’anno successivo mi sono iscritto al corso. Grazie a Dio mi hanno offerto il corso gratis perché ero l’unico maschio e poco a poco la passione è cresciuta. Ho dovuto nascondere che facevo flamenco perché ai miei genitori non piaceva l’idea, ma poi hanno capito e visto con quale passione, dignità, costanza ho seguito questi corsi di danza. Successivamente sono stato fortunato perché sono capitato in una scuola a Torino che è un punto di riferimento in Italia, Arte y Flamenco, diretta da Monica Morra. In quel momento ho cominciato a studiare, a fare corsi intensivi in Andalusia e a Madrid. Ho studiato con professori molto importanti come Manolo Marín, Manuel Betanzos (il mio maestro), Isabel Bayón, etc. dai quali ho imparato molto.

7. Cosa fate nella tua compagnia?

La compagnia è composta da quattordici elementi tra musicisti e ballerini e ospita sempre artisti spagnoli di grande fama. Abbiamo fatto spettacoli di ogni livello, di ogni dimensione di palco; fra i più importanti ricordo Il Festival di Torino e la Festa Flamenca a Torino. La compagnia lavora fondamentalmente nel Nord d’Italia, concretamente in Piamonte. Il lavoro che propone la compagnia è di altissima qualità dal punto di vista artistico. I tipi di spettacoli che proponiamo variano dal tablao a spettacoli più grandi come l’ultimo che stiamo portando in giro che si chiama “Tres caras”. Spero di avere l’opportunità di spingere il più possibile perché la gente sappia che anche in un piccolo angolo italiano com’è Torino c’è un’organizzazione che promuove il flamenco e lo fa con amore e interesse profondo. Quindi spero che prima o poi questa cosa venga alla luce.

8. Cosa è per te il flamenco?

Come ballerino il flamenco per me è una forma di espressione che mi riesce particolarmente naturale, è un linguaggio. Riesco sempre a vivere quello che interpreto e quindi farlo arrivare a chi mi sta guardando. Mi riempie di gioia tutte le volte che riesco a sentirmi in sintonia con quello che sta succedendo sul palco, e con i colleghi. Adesso dopo tanti anni di studio posso dire che sto vivendo momenti emozionanti sia per me che per la gente che mi sta guardando. Il flamenco per me è stato anche un’opportunità per conoscere tantissima gente.

9. Cosa ti piace di più dell’ insegnare il flamenco?

A me piace moltissimo trasmettere quello che so. In tutti modi, in maniera ironica perché sono così, sono molto solare. In maniera disciplinata, con un metodo che ho sviluppato con il tempo in base all’allenamento che ho avuto, che è preciso, adatto per insegnare flamenco. È necessario aprirsi, affidarsi a quello che il maestro ti sta insegnando se hai la fortuna di trovarne uno valido. Io spero di poter passare tutto quello che ho imparato in maniera più vicina possibile alle persone che ho davanti. E quindi a volte faccio anche il 'babbo', chiacchiero molto, perchè gli allievi ascoltano, ne sono consapevole. Non voglio allievi che siano scimmie o pappagalli che ballano lo stesso ballo per un anno e l’anno successivo non sanno che stile fosse. Mi interessa che la gente si appassioni alla musica, che la gente vada ai concerti. Mi piace che i miei allievi studino e do la possibilità, e consiglio a tutti, di fare più stages possibile.

10. Cosa diresti ai fiorentini per spingerli a ballare flamenco?

Vedere un spettacolo di flamenco, ascoltare flamenco già mette la curiosità. Quindi cercare di approfondire non è un errore ansi un grosso regalo che si ci può concedere. Vuol dire darsi la possibilità di divertirsi. E’ molto difficile, molto impegnativo ma anche molto appagante .




L'intervista è stata fatta da Antonio Alcantara Moral il giorno 11/04/2008 presso l'Opus Ballet di Firenze.

Claudio Javarone insegna presso:
Opus Ballet
Via Ugo Foscolo 6 (zona Porta Romana)
Firenze



Antonio Alcantara Moral

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